Magia dei Sabbat: Yule, Solstizio d’Inverno

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Yule, Solstizio d’Inverno, 21 dicembre

Divinità: Santa Claus, San Nicola, Re dell’Agrifoglio, Re della Quercia, Ecate
Erbe: rosmarino, zenzero, salvia, cannella, edera, quercia, vischio, abete, pigne
Pietre: cristallo di quarzo, avventurina azzurra, zaffiro
Candele: rosse, bianche, verdiIncensi: pino, salvia
Cibi rituali: tacchino, noci, frutta, vino speziato

#sfumaturedimagia

Il Solstizio d’Inverno rappresenta la morte, la trasformazione e la rinascita. Il Re Oscuro muore, per poi trasformarsi nel Sole Bambino, generato dall’utero della Madre Terra. La Dea rappresenta la vita dentro la morte, Signora del gelo e dell’oscurità che mette al mondo la Luce della speranza, la promessa di un nuovo inizio. Si celebra così la battaglia tra il vecchio Re dell’Agrifoglio, l’oscurità della vecchiaia, e il giovane Re della Quercia, luce del nuovo anno. E’ il momento di lasciar andare il passato e di camminare verso la luce.

L’anno sta finendo e la notte del Solstizio, la più lunga dell’anno, porta con sé la nascita della Luce, perché da questo giorno il Sole splenderà sempre di più, allungando le giornate che daranno il benvenuto alla primavera e alla nascita di tutta la vita.

Chiamato anche Saturnalia, o Festa delle Luci, il Solstizio segna l’inizio dell’inverno astronomico. Questo Sabba in particolare, cade in concomitanza al Natale Cristiano, stabilito da Costantino alla data del 25 dicembre, la stessa data in cui i romani celebravano la festa del Sol Invictus, “il sole invitto”.
I Saturnalia erano originariamente celebrati il 19 dicembre, successivamente la loro durata si allungò di una settimana, dal 17 dicembre al 23.
Questa festività era in onore di Saturno, Signore del Disordine messo a morte per ripristinare l’Ordine. Durante questa celebrazione si faceva visita agli amici e si scambiavano regali, in particolare candele di cera, simbolo del ritorno della Luce.
Durante questa festività si prendeva un fantoccio per rappresentare il Saturnalicus Princeps, il Signore del Disordine, e lo si bruciava per ristabilire l’equilibrio.

Il 23 dicembre puoi bruciare un pupazzetto rosso per ripristinare il vostro ordine interiore e nella vita. Puoi confezionarlo tu oppure utilizzare un fantoccio di Babbo Natale. Non prenderla come un’offesa a Santa Claus perché non è così. In ogni caso, prendi le giuste precauzioni quando usi il fuoco.

Il Saturnalicus Princeps della tradizione era vestito di rosso e rappresentava la follia, lo stesso matto che troviamo nei tarocchi. Bruciandolo, cancelliamo questo disordine, trasformandolo nel Saturnalicus Princeps, folletto vestito di verde di cui parla anche More nelle sue leggende riguardanti Santa Claus. Così il matto si trasforma nel mago dei tarocchi, cioè il Babbo Natale che elargisce doni.

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I celti consideravano il Sole morente come un sole-ombra, mentre il vero Sole era prigioniero di Arawan, re del mondo-di-sotto, che sarebbe rinato dal grembo di Ceridwen, la dea-strega dell’inverno.

A Newgrange, in Irlanda, il tumulo eretto nel 3200 a.C circa, un raggio di sole, che sorge all’alba del Solstizio, percorre esattamente un lungo e strettissimo corridoio fino a illuminare la piccola cella interna.

Per i druidi il Solstizio prendeva il nome di Alban Arthuan, “Luce di Artù”, ovvero il dio Sole sarebbe rinato come re Artù, dormiente nella grotta segreta gallese, per portare una nuova era di pace e prosperità.
Tutto questo ci riporta a Stonehenge, il cerchio di pietre eretto tra il 1300 e il 1700 a.C., dove il Sole del Solstizio sorge all’alba attraverso il trilite di sud-est, proprio sulla pietra altare.

♣ CURIOSITà E SIMBOLISMO DI YULE

In onore del Sole e per dare il benvenuto alla Luce, si usa tenere accese tante candele e luci di ogni genere. Infatti, la tradizione dell’albero di Natale rappresenta in realtà l’Albero del Cosmo. I suoi rami vengono addobbati con lumini e frutti dorati per celebrare il mito Solare. Nell’alfabeto Ogham, l’Abete è simbolo di veggenza e aspirazioni. Dona risposte e soluzioni, rivelando ciò che desideriamo nel profondo.

Simbolo di vita e rinascita, l’Edera e la sua crescita a spirale ricorda quella del serpente che si morde la coda, simbolo di immortalità e ciclicità. Si tratta di una pianta molto potente in magia perché capace di allontanare gli spiriti maligni e aiuta a riscoprire la profondità di noi stessi nel momento in cui vogliamo intraprendere un nuovo cammino. Nell’alfabeto Ogham insegna ad affrontare ostacoli e dubbi attraverso la ricerca interiore.

Anticamente si usava appendere una mela sugl’alberi sempreverdi proprio durante il periodo di Natale. Il suo simbolismo legato ad Adamo ed Eva ne facevano un collegamento diretto con l’Eden. Secondo le tradizioni celtiche, il giorno del Solstizio si faceva la raccolta delle mele per fare il sidro e spruzzarlo su un’albero sempreverde per dare il benvenuto alla Luce. Attorno all’albero si festeggiava con danze e canti, per garantire un buon raccolto durante l’anno nuovo.

L’Agrifoglio, con le sue bacche rosse, fa riferimento al Sole, mentre le ghirlande create con i suoi rami simboleggiano la Ruota dell’Anno. Anticamente, l’Agrifoglio era rappresentato da un uomo vestito di nero, che entrava nelle case il giorno prima del Solstizio. Ancora oggi, in Irlanda, le decorazioni di Agrifoglio vengono spezzate e gettate fuori casa dopo il Natale, per rappresentare la scomparsa dell’oscurità e lasciare spazio alla nuova Luce.

La Quercia è il simbolo maschile del Solstizio d’Inverno. Albero sempreverde, rappresenta il confine tra il mondo materiale e quello spirituale. Le sue bacche bianche simboleggiano la rinascita della Luce e rappresentano il nuovo Sole che illuminerà l’anno che verrà. Generalmente si usa festeggiare la Luce acconciandosi i capelli con il vischio e regalando candele per benedire il cammino individuale di ogni persona.

Il Ceppo di Yule di quercia veniva ornato di sempreverdi e spruzzato con vino, poi portato nelle case la sera della vigilia. Veniva acceso dal più anziano o dal più giovane, poi veniva spento il giorno dopo e riacceso ogni sera per 12 notti. La cenere si spargeva nell’orto, contro i parassiti, o sulle travi di legno, contro i fulmini.

Il Vischio è la pianta sacra del Soltizio d’Inverno, è il simbolo della vita in quanto le sue bacche bianche e traslucide somigliano al seme maschile. I druidi la consideravano una pianta discesa dal cielo, figlia del fulmine e quindi emanazione divina. I druidi, durante i Solstizi, tagliavano i rami di vischio e li univano al falcetto d’oro, strumento che univa in sé il simbolo del sei e quello della Luna. Associato alla Quercia, simbolo sacro dell’eternità, il Vischio partecipa sia del simbolismo dell’eternità che a quello dell‘istante; rappresenta la rigenerazione e anche l’immortalità. Ancora oggi baciarsi sotto il Vischio è un gesto propiziatorio.

Clement Moore scrisse un poema ispirato alle leggende di Santa Claus. Lo ritraeva come un piccolo elfo che raggiungeva i camini su una slitta trainata da otto renne, ben diverso dal Babbo Natale cui siamo abituati. Questo piccolo folletto era chiamto Old Nick, “vecchio Nick”, e si diceva fosse un vecchio diavolo burlone.

Quindi, per riassumere:
√ Addobba la tua casa con tanti lumini rossi, bianchi e verdi
√ Addobba il tuo Albero di Natale con simboli solari dorati
√ Prepara un pupazzetto da bruciare, per ristabilire il tuo equilibrio
√ Crea un ceppo di quercia per celebrare la rinascita della Luce e bruciatelo, con le giuste precauzioni
√ Prepara decorazioni di agrifoglio e ricordati di buttarle dopo Natale
√ Appendi alla porta un ramo di quercia e legaci dei fogliettini con scritto i tuoi desideri, poi brucialo a Yule affinché si avverino
√ Appendi il vischio e fatti baciare 😉
√ Regala candele ai tuoi amici per illuminare il loro cammino spirituale
√ Celebra la rinascita della Luce in tutti i modi che conosci e che ti vengono in mente!

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∞ Astiriah ∞

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