Il Calderone Magico

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Il Calderone Magico 

Il Calderone è lo strumento magico per eccellenza, associato alle streghe da sempre, un po’ come la bacchetta! Quando si pensa alla figura della strega è facile immaginarla mentre è intenta a cuocere qualche pozione nel suo pentolone. E in effetti, il Calderone è un grosso e antico contenitore che si usa per tantissime cose.

Il Calderone è lo strumento dove avviene qualsiasi magia, è il fulcro di ogni cosa, il ventre della Dea. Nella wicca, infatti, è simbolo di femminilità e creatività. Durante i riti primaverili, il calderone viene riempito con acqua e fiori, per benedire la nascita della vita, mentre d’inverno si usa per accendere il fuoco e benedire la rinascita della luce. Ma i suoi usi sono vari, perché il calderone è adatto anche per:

accendere l’incenso e purificare l’ambiente;

purificare se stessi;

bruciare oggetti, come il pupazzetto di Yule;

rituali di allontanamento

divinazione con l’acqua

pozioni e offerte alle divinità

Generalmente, il Calderone è di ferro, poggiato su tre gambe, anche se io personalmente prediligo quello di terracotta perché quello di ferro diventa davvero bollente. Qualcuno usa direttamente le pentole o i vasi. In ogni caso se ne trovano tantissimi in giro, di tutte le forme e le dimensioni. Molti usano un solo Calderone, mentre altri, come me, possiedono più calderoni, ognuno adibito a un ruolo particolare: io ho quello per i rituali primaverili, quello per la purificazione e per il fuoco e uno piccolino per l’incenso, che porto più facilmente per le stanze. Ma si può averne uno anche per rituali particolari o ricorrenti, per esempio. Spesso uso direttamente la pentola, in base all’uso che devo farne. La mia famiglia ha sempre usato strumenti già presenti in casa, perché la magia vive in ogni cosa che facciamo e quindi ogni cosa può diventare uno strumento, ma ammetto che quando si usano determinate cose, come l’incenso naturale che si appiccica sempre per esempio, è meglio avere un calderone a parte.

Il Calderone va purificato e consacrato prima di essere usato, soprattutto se si usa per rituali differenti, da uno di allontanamento a uno d’amore per esempio, e riposto con un rametto di verbena o rosmarino per canalizzare l’energia quando è inutilizzato. Per purificarlo, in una notte di Luna Nuova, usa l’acqua per lavarlo, immaginando tutte le energie che scivolano via, finchè non lo visualizza bianco e splendente. Poi, al suo interno, disegna un pentacolo con dell’olio d’oliva.

 

IL CALDERONE E I CINQUE ELEMENTI

Il Calderone è il ventre della Dea, lo strumento dove la magia si trasforma e, come per il pentacolo, racchiude in se anche la trasformazione degli elementi. Il fuoco arde sotto di esso, mentre l’acqua e la terra bollono al suo interno, poi l’aria si manifesta sotto forma di vapore, evocando infine la magia dello spirito. Così la magia è fatta, pronta a emergere nel mondo reale e compiere il rituale.

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Il Calderone e il Graal

Il Calderone è presieduto dall’acqua, l’elemento della reincarnazione, dell’immortalità e dell’ispirazione. La sua forma e le sue qualità lo hanno spesso associato ad antichi strumenti magici adibiti a fare filtri, incantesimi e sortilegi, come per esempio la Caldaia di Cerridwen che conteneva tutta la saggezza, quello di Dagda che poteva sfamare o quello di Brann che ridava la vita ai guerrieri caduti.

Il Calderone fu associato anche al Santo Graal, sorgente dell’acqua della vita. Immagino che tutti conosciate la storia di Morgana, di Artù e del Graal. Ma l’associazione tra questi due strumenti non si limita solo a questo.

Dagda e il Santo Graal

Dagda era una divinità celtica, signore della folgore e della guerra, simile al Giove romano. Era una divinità giusta, infatti il Suo nome significa “Dio Buono” e a Lui sono associati molti miracoli che riguardano i raccolti. Tra gli attributi di Dagda c’era il calderone, considerato uno dei quattro tesori dei Thuata Dé Danann (piccolo popolo) e chiamato dai celti: la coppa della vita. Si dice che il Calderone di Dagda non si svuotasse mai, colmando la fame di chiunque. Mangiare dal calderone di Dagda, sembra che donava forza e coraggio, oltre a guarire le ferite, come il Graal. Sembra che quello di Dagda fosse il primo calderone, il più antico, il prototipo del Graal, portato nel mondo reale dal piccolo popolo. Da qui la domanda se si tratta di una coppa o un piatto perché, per i celti, il calderone poteva essere un corno, un piatto, un vaso…

Cerridwen e il Santo Graal

Adorata dalle genti del Galles, Cerridwen (detta anche Kerridwen o Cariduen) è la Dea del Fuoco che alimenta la coscienza trascendente attraverso il suo calderone. Anche se viene associata a Dementra e Iside, Cerridwen è adorata soprattutto come “Crone”, l’anziana strega che con il suo calderone esercita la veggenza, la saggezza, la rinascita e la trasformazione. Si racconta che Ella usasse sei erbe magiche, che gettava nel suo calderone per preparare il suo Greal (una pozione di ispirazione), una bevanda simile alla vita. Molti dicono che la parola Graal derivi proprio dal Greal di Cerridwen. Cerridwen è anche la madre di Taliesin/ Merlino, che riconduce alla storia di Artù e del Graal.

Brann e il Santo Graal

Sembra che il “Parsifal” di Troyes e la sua storia sul Santo Graal fosse ispirato alla mitologia celtica legata alla figura dell’eroe Brann e del suo calderone della rinascita. Si dice che al calar della notte, vi si gettassero dentro i guerrieri morti in battaglia, che sarebbero ritornati in vita la mattina seguente. Tutto ciò perché il calderone è il ventre femminile, dove la vita si rigenera, così come la primavera riposa nel ventre della Madre Terra per tutto l’inverno, per poi fiorire nei germogli della rinascita.

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